Relazione alla Proposta di legge regionale n. 174.
Riconoscimento della funzione sociale svolta dagli oratori parrocchiali e valorizzazione del loro ruolo nella Regione Piemonte
Il 18 Ottobre scorso il Senato ha approvato in via definitiva la nuova Legge quadro sull'assistenza sociale, un settore che era ancora disciplinato dalla Legge Crispi del 1890. Tra i principi generali e le finalita' indicate dall'articolo 1, meritano una menzione particolare alcuni passaggi che affidano, in posizione paritaria, agli Enti Locali, alle Regioni ed allo Stato la programmazione e l'organizzazione dei servizi e degli interventi sociali. Nell'intento di valorizzare al massimo grado il principio di sussidiarieta', le Regioni dovranno riconoscere ed agevolare il ruolo di tutti i soggetti sociali, delle associazioni e degli Enti di promozione sociale, compreso quello degli Enti riconosciuti dalle confessioni religiose, con cui lo stato ha stipulato intese nell'organizzazione e nella gestione dei servizi sociali
Sempre nel medesimo articolo, al quinto comma, viene enunciato un altro importantissimo principio e cioe' che alla gestione ed all'offerta dei servizi provvedono soggetti pubblici, nonche' associazioni ed enti di promozione sociale, fondazioni ed altri organismi privati, in qualita' di soggetti attivi nella progettazione, nell'organizzazione e nella gestione dei servizi e degli interventi sociali.
Ebbene, nella storia sociale del nostro Paese, gli oratori parrocchiali hanno sempre rappresentato centri di aggregazione giovanile e per tantissimi minori ha costituito e costituisce tuttora un luogo dove si fa amicizia, ci si diverte e dove inizia la formazione del carattere, in una dimensione complementare a quella rappresentata dalla famiglia e dalla scuola. Le Parrocchie, tramite gli oratori, hanno contribuito alla formazione ed all'educazione di intere generazioni di giovani ed oggi, in mancanza di strutture educative e sociali adeguate, si fanno sempre piu' carico del disagio giovanile, che tanti ragazzi manifestano, soprattutto nei grandi centri urbani.
Negli oratori i giovani non vanno solo per trascorrere un po' di tempo libero o per giocare al pallone: vivono momenti molto importanti della loro vita, perche' scoprono cos'e' la dimensione comunitaria, conoscono la solidarieta', sviluppano le loro capacita' culturali, intraprendono un cammino di fede, ma con esso anche un cammino sociale che implica rispetto degli altri e sviluppo del senso civico. Gli oratori, allora, rappresentano non solo una comunita' che educa e che forma; rappresentano anche una comunita' che cura. Sono queste, a nostro parere, gli obiettivi che vanno perseguiti, per offrire ai ragazzi degli oratori momenti di svago e di ricreazione, di incontro ed opportunita', per fare nuove esperienze ed avviare nuove amicizie. Nelle Parrocchie gli oratori hanno sempre svolto quella funzione che oggi e' demandata alle agenzie o ai centri che operano con finalita' aggregative e formative. Ma non sempre le parrocchie hanno disponibilita' di uomini e mezzi, per far fronte al disagio giovanile, alla devianza ed alle mille difficolta' della vita quotidiana, che presentano i ragazzi e gli adolescenti. Occorrono, allora, anche negli oratori, moduli di sostegno formativo e consulenziale, per favorire l'adeguamento di queste strutture ed una crescita equilibrata dei ragazzi, che vogliono inserirsi nella societa'.
Anche nella Regione Piemonte si avverte la necessita' di promuovere un "patto educativo", in cui possano essere coinvolti a pieno titolo gli oratori. Questi, come nel passato, rappresentano momenti formativi ed affettivi per quei ragazzi che, sia a scuola, sia nelle famiglie, non hanno gli strumenti e le opportunita' necessarie per far crescere ed affermare la loro personalita'. Pur nelle diversificazioni delle funzioni, occorre riconoscere pari dignita' a tutti e quindi anche gli oratori che vanno sostenuti con strutture, servizi e con contributi finanziari, ricorrendo a quel Fondo nazionale per le politiche sociali, che verra' ripartito tra le Regioni, subito dopo la promulgazione della nuova legge sui servizi sociali.
Lo scopo di questa proposta di legge, pertanto, e' quella di favorire una piu' intensa ed efficace collaborazione tra la Regione Piemonte e gli Uffici della pastorale giovanile delle Diocesi della nostra regione, per l'avvio di un confronto e l'individuazione di obiettivi, quali lo sviluppo della crescita dei minori e la prevenzione del disagio sociale minorile. Tutto questo, per sviluppare sul territorio, nel rispetto delle competenze di ciascuno, linee di intervento concordate e condivise in favore dei ragazzi, degli adolescenti e delle loro famiglie.
Questa proposta di legge intende anche rispondere alle sollecitazioni contenute nella Legge 285/97 (Promozione di diritti ed opportunita' per l'infanzia e l'adolescenza), nella parte in cui auspica il coinvolgimento degli Enti Locali, delle Istituzioni pubbliche e private per la promozione dei diritti, la qualita' della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dell'infanzia e dell'adolescenza, privilegiando l'ambiente a loro piu' confacente, in attuazione dei principi della Convenzione sui diritti del fanciullo.
Attraverso questa Legge, vorremmo che la Regione riconoscesse anche formalmente il ruolo educativo e la funzione sociale degli oratori e che, con le dovute intese, le autorita' diocesane fossero pienamente coinvolte nella predisposizione dei programmi educativi e formativi. Gli oratori, poi, dovranno essere adeguatamente supportati con finanziamenti regionali per far fronte alle tante necessita' che essi avvertono, sia nell'espletamento della loro missione religiosa, che nella realizzazione di quella funzione sociale, educativa e formativa verso quei giovani che vivono negli oratori un'importante fase della loro vita affettiva e comunitaria.
L'art. 1 riconosce la funzione sociale ed educativa degli oratori, l'art. 2 riconosce nelle Diocesi del Piemonte gli interlocutori nella predisposizione dei programmi, degli interventi e delle finalita', che dovranno essere specificate, con le necessarie intese tra queste e la Regione, nell'attivita' degli oratori. L'art. 3 attribuisce alla parrocchia una titolarita' nella predisposizione dei programmi formativi e culturali per il tempo libero, in favore dei ragazzi e degli adolescenti che frequentano gli oratori. Questo richiamo alle Parrocchie riteniamo essere in piena sintonia con quanto previsto dalla nuova Legge sull'assistenza sociale, nella parte in cui (commma 4, art. 1) stabilisce espressamente che le regioni, cosi' come gli Enti Locali e lo stato, riconoscono ed agevolano il ruolo degli organismi non lucrativi di utilita' sociali, degli enti riconosciuti dalle confessioni religiose, con cui lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese operanti nel settore della programmazione e gestione dei servizi sociali. La Parrocchia, a nostro parere, rientra perfettamente in questa previsione. L'articolo 4, infine, rinvia la predisposizione all'attuazione dei programmi ed interventi alle preventive intese con le Diocesi del Piemonte che sono cosi' riconosciute contitolari delle iniziative che saranno assunte e dei programmi che saranno approvati in favore dei ragazzi che frequentano gli oratori.